Una scrittura morale

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Una scrittura morale. Antologia di giornali della Resistenza

di Francesco Omodeo Zorini, 1996, pp. 304

Antologia dei giornali partigiani “La Stella Alpina”, “Baita”, “Vercelli Libera” e “Valsesia Libera”, che appartengono all’area delle attuali province di Biella, Vercelli, Novara e Verbania, e cronologicamente raccordano, dall’estate del 1944 a quella del 1946, la maturità della lotta clandestina delle “zone libere” o repubbliche partigiane, coi primi passi della ricostruzione postbellica, approdati nell’istituzione della Repubblica.

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Descrizione

L’opera si pone in continuità col lavoro di scavo del sostrato valoriale, misto di ideali, ragioni, sentimenti e progettualità della Resistenza (e che coagula il nerbo e l’ossatura della Costituzione italiana), precocemente individuato dall’autore con “La formazione del partigiano”, saggio di pedagogia civile e di antropologia storica, edito dall’Istituto nel 1990.
Qui si misura con una campionatura di giornali: “La Stella Alpina”, “Baita”, “Vercelli Libera” e “Valsesia Libera” che appartengono all’area dell’Alto Piemonte, segnatamente alle attuali province di Biella, Vercelli, Novara e Verbania, e cronologicamente raccordano, dall’estate del 1944 a quella del 1946, la maturità della lotta clandestina delle “zone libere” o repubbliche partigiane, coi primi passi della ricostruzione post-bellica, approdati nell’istituzione della Repubblica.
In un orizzonte di studi sulla Resistenza rivolti alla dimensione esistenziale, personale, quotidiana e per così dire “privata” dei partigiani, i periodici riguadagnano interesse quali fonti primarie per una lettura complessa, a più livelli, quasi stratigrafica, tesa a cogliere la pluralità dei codici e dei messaggi. Il giornale partigiano è infatti specchio dell’universo antropologico dei suoi referenti e insieme precipitato del disegno politico-sociale dei vertici dell’organizzazione militare e politica a un tempo.
L’autore sceglie gli articoli soffermandosi sulle testimonianze della violenza e del sacrificio, della battaglia senza quartiere, ma anche su quelle della pietà e della speranza, della palingenesi del ritorno o dell’amara delusione per la restaurazione annunciata, sui documenti del programma e dell’azione democratica, mette a fuoco la scrittura delle donne.
Egli rintraccia nei testi il “bisogno di autobiografia collettiva” che pervade le pagine di questi giornali “pedagogici” ibridamente sospese tra un modello letterario colto e uno popolare, dimesso, spesso ingenuo, retorico e dalla scarsa padronanza dei registri linguistici, ma sollevate da una straordinaria istanza morale di catarsi e rigenerazione dall’abiezione della guerra, di libertà, democrazia, solidarietà, eguaglianza e giustizia, pace e lavoro: esatto contrario di egoismo e volgarità, tanto applauditi impunemente oggi.

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304

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