Una storia non ancora finita

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Una storia non ancora finita. Memorie di Anna Marengo

di Monica Schettino, 2014, pp. 125

Le memorie di Anna Marengo ripercorrono le vicende biografiche dell’autrice dall’infanzia, in una Fossano che ormai non esiste più, fino alla tragica vicenda dell’arresto, alla partecipazione attiva alla lotta partigiana nella brigata di Pietro Camana “Primula”, passando attraverso gli anni della formazione universitaria e dell’attività politica e professionale all’ospedale di Vercelli.

Ascolta il racconto dell’arresto di Anna Marengo, letto da Elisa Malvestito

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Descrizione

Il volume propone le memorie di Anna Marengo, finora inedite, conservate in dattiloscritto nell’Archivio dell’Istituto, che ripercorrono le vicende biografiche dell’autrice dall’infanzia, in una Fossano che ormai non esiste più, fino alla tragica vicenda dell’arresto, alla partecipazione attiva alla lotta partigiana nella brigata di Pietro Camana “Primula”, passando attraverso gli anni della formazione universitaria e dell’attività politica e professionale all’ospedale di Vercelli. Alle riflessioni e ai ricordi della scrittrice si sovrappongono eventi decisivi della storia del Novecento: la guerra di Spagna, l’avvento del fascismo, l’8 settembre, l’attività politica e i movimenti femministi del dopoguerra. La narrazione scorre veloce, semplice e appassionata, sempre calibrata tra le riflessioni sul presente e sul ruolo degli uomini, e delle donne, nella storia. Non mancano prese di posizione radicali e “illuminate” su temi scottanti come quelli dell’aborto e del marxismo e, infine, dello spettro della guerra che si credeva sconfitta, ma che si affaccia ancora oggi nella vita delle nazioni e di fronte alla quale pochi hanno il coraggio di denunciare le proprie responsabilità.
L’autobiografia di Anna Marengo rientra a pieno titolo nella tradizione letteraria della memorialistica “femminile”, fornendoci un affresco vivo e partecipato di quelle vicende storiche che, proprio perché la storia non è ancora finita, si ripetono ancora nel presente a settant’anni di distanza dalla seconda guerra mondiale. A conclusione della sua testimonianza, infatti, la scrittrice, con intensa umiltà, richiama il lettore al ruolo di responsabilità civile che ogni uomo e ogni donna dovrebbero assumersi nel corso della loro breve “storia”: “Nella mia testimonianza, ho cominciato a raccontare di dove sono venuta ed in che direzione sono andata, in parte per quello che si ha l’abitudine di chiamare il caso – sebbene ubbidisca a leggi ferree di cui possiamo essere o non essere coscienti – in piccola parte per libera scelta. Al tramonto della mia vita, mi rendo conto che è valso la pena il tempo che ho impiegato per studiare ed imparare a dirigere coscientemente e volontariamente me stessa nel torrente in cui sono caduta al momento in cui mia madre mi ha data alla luce. È stato certo più facile e più comodo quando ho nuotato secondo la corrente e condiviso con tutti quanti gli errori, le deviazioni, le conseguenze gravi per me e per gli altri: mal comune, mezzo gaudio. Ho saputo talvolta nuotare contro corrente: è stato più difficile e più pericoloso, ma i compagni di strada erano più disinteressati, più forti, più selezionati e mi hanno sostenuta. Sono stati quelli che furono capaci di pagare di persona, anziché far pagare ad altri ed agli innocenti gli errori, le deviazioni e le conseguenze gravi che non siamo stati in grado di prevedere ed evitare”.
Il volume ricostruisce dunque la vicenda storica e umana della “dottoressa” (come, ancora oggi, molti la ricordano a Vercelli) restituendo alla città che l’ha vista “crescere”, professionalmente e politicamente, questa figura di donna coraggiosa e responsabile, che ha sempre considerato il proprio lavoro di medico l’unico modo per “dirigere coscientemente” la propria vita e assolvere al dovere civile e morale di “diventare italiana”.
Il libro contiene anche la ristampa della prima prova letteraria di Anna Marengo, il racconto Una storia non ancora finita, del 1952, vincitore del Premio letterario Prato, che si prefiggeva di segnalare quegli scrittori “che traducono lo spirito della Resistenza in impegno quotidiano per il progresso della civiltà democratica del paese”. Nel racconto la memoria della guerra si sviluppa attraverso la vicenda del partigiano Cichìn cui la Marengo salva la vita tramite l’amputazione di una gamba, tra l’iniziale diffidenza degli uomini della brigata. Le riflessioni della scrittrice dimostrano, fin dall’inizio, un’attenzione particolare per le storie “semplici e commoventi” che valgono almeno quanto quelle degli eroi della “grande” storia, ma che rischiano di essere sommerse dalla memoria monumentale della Resistenza.

Informazioni aggiuntive

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Autore

Pagine

125

Anno

ISBN

978-88-905952-9-5

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